Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza, m'ebbe chiarito, mi narro` li 'nganni che ricever dovea la sua semenza; ma disse: "Taci e lascia muover li anni"; si` ch'io non posso dir se non che pianto giusto verra` di retro ai vostri danni. E gia` la vita di quel lume santo rivolta s'era al Sol che la riempie come quel ben ch'a ogne cosa e` tanto. Ahi anime ingannate e fatture empie, che da si` fatto ben torcete i cuori, drizzando in vanita` le vostre tempie! Ed ecco un altro di quelli splendori ver' me si fece, e 'l suo voler piacermi significava nel chiarir di fori. Li occhi di Beatrice, ch'eran fermi sovra me, come pria, di caro assenso al mio disio certificato fermi. "Deh, metti al mio voler tosto compenso, beato spirto", dissi, "e fammi prova ch'i' possa in te refletter quel ch'io penso!". Onde la luce che m'era ancor nova, del suo profondo, ond'ella pria cantava, seguette come a cui di ben far giova: "In quella parte de la terra prava italica che siede tra Rialto e le fontane di Brenta e di Piava, si leva un colle, e non surge molt'alto, la` onde scese gia` una facella che fece a la contrada un grande assalto. D'una radice nacqui e io ed ella: Cunizza fui chiamata, e qui refulgo perche' mi vinse il lume d'esta stella; ma lietamente a me medesma indulgo la cagion di mia sorte, e non mi noia; che parria forse forte al vostro vulgo. Di questa luculenta e cara gioia del nostro cielo che piu` m'e` propinqua, grande fama rimase; e pria che moia, questo centesimo anno ancor s'incinqua: vedi se far si dee l'omo eccellente, si` ch'altra vita la prima relinqua. E cio` non pensa la turba presente che Tagliamento e Adice richiude, ne' per esser battuta ancor si pente; ma tosto fia che Padova al palude cangera` l'acqua che Vincenza bagna, per essere al dover le genti crude; e dove Sile e Cagnan s'accompagna, tal signoreggia e va con la testa alta, che gia` per lui carpir si fa la ragna. Piangera` Feltro ancora la difalta de l'empio suo pastor, che sara` sconcia si`, che per simil non s'entro` in malta. Troppo sarebbe larga la bigoncia che ricevesse il sangue ferrarese, e stanco chi 'l pesasse a oncia a oncia, che donera` questo prete cortese per mostrarsi di parte; e cotai doni conformi fieno al viver del paese. Su` sono specchi, voi dicete Troni, onde refulge a noi Dio giudicante; si` che questi parlar ne paion buoni". Qui si tacette; e fecemi sembiante che fosse ad altro volta, per la rota in che si mise com'era davante. L'altra letizia, che m'era gia` nota per cara cosa, mi si fece in vista qual fin balasso in che lo sol percuota. Per letiziar la` su` fulgor s'acquista, si` come riso qui; ma giu` s'abbuia l'ombra di fuor, come la mente e` trista. "Dio vede tutto, e tuo veder s'inluia", diss'io, "beato spirto, si` che nulla voglia di se' a te puot'esser fuia. Dunque la voce tua, che 'l ciel trastulla sempre col canto di quei fuochi pii che di sei ali facen la coculla, perche' non satisface a' miei disii? Gia` non attendere' io tua dimanda, s'io m'intuassi, come tu t'inmii". "La maggior valle in che l'acqua si spanda", incominciaro allor le sue parole, "fuor di quel mar che la terra inghirlanda, tra ' discordanti liti contra 'l sole tanto sen va, che fa meridiano la` dove l'orizzonte pria far suole. Di quella valle fu' io litorano tra Ebro e Macra, che per cammin corto parte lo Genovese dal Toscano. Ad un occaso quasi e ad un orto Buggea siede e la terra ond'io fui, che fe' del sangue suo gia` caldo il porto. Folco mi disse quella gente a cui fu noto il nome mio; e questo cielo di me s'imprenta, com'io fe' di lui; che' piu` non arse la figlia di Belo, noiando e a Sicheo e a Creusa, di me, infin che si convenne al pelo; ne' quella Rodopea che delusa fu da Demofoonte, ne' Alcide quando Iole nel core ebbe rinchiusa. Non pero` qui si pente, ma si ride, non de la colpa, ch'a mente non torna, ma del valor ch'ordino` e provide. Qui si rimira ne l'arte ch'addorna cotanto affetto, e discernesi 'l bene per che 'l mondo di su` quel di giu` torna. Ma perche' tutte le tue voglie piene ten porti che son nate in questa spera, proceder ancor oltre mi convene. Tu vuo' saper chi e` in questa lumera che qui appresso me cosi` scintilla, come raggio di sole in acqua mera. Or sappi che la` entro si tranquilla Raab; e a nostr'ordine congiunta, di lei nel sommo grado si sigilla. Da questo cielo, in cui l'ombra s'appunta che 'l vostro mondo face, pria ch'altr'alma del triunfo di Cristo fu assunta. Ben si convenne lei lasciar per palma in alcun cielo de l'alta vittoria che s'acquisto` con l'una e l'altra palma, perch'ella favoro` la prima gloria di Iosue` in su la Terra Santa, che poco tocca al papa la memoria. La tua citta`, che di colui e` pianta che pria volse le spalle al suo fattore e di cui e` la 'nvidia tanto pianta, produce e spande il maladetto fiore c'ha disviate le pecore e li agni, pero` che fatto ha lupo del pastore. Per questo l'Evangelio e i dottor magni son derelitti, e solo ai Decretali si studia, si` che pare a' lor vivagni. A questo intende il papa e ' cardinali; non vanno i lor pensieri a Nazarette, la` dove Gabriello aperse l'ali. Ma Vaticano e l'altre parti elette di Roma che son state cimitero a la milizia che Pietro seguette, tosto libere fien de l'avoltero".
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